Venerdì 10 Settembre 2010

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P.I.F. Posti di ispezione frontalieri attività dei PIF nel 2001 PDF Stampa E-mail
 
Il Ministro della Salute, Dipartimento Alimenti Nutrizione e Sanità Pubblica Veterinaria, ha pubblicato, inviandone copia fra gli altri anche a questa Associazione, la relazione sull’attività dei P.I.F. nell’anno 2001.
Come è noto i Posti di Ispezione Frontaliera (P.I.F.) sono Uffici veterinari periferici del Ministero della Salute riconosciuti ed abilitati, secondo procedure comunitarie, ad effettuare i controlli veterinari su animali vivi e prodotti di origine animale provenienti da Paesi terzi e destinati al mercato comunitario o in transito verso altri Paesi terzi con le modalità di cui alle direttive n. 97/78/CE e n. 91/496/CEE recepite rispettivamente con decreto legislativo 25 febbraio 2000, n°80 e decreto legislativo 3 marzo 1993, n. 93.
Al 31 dicembre 2001 risultano essere abilitati ai controlli 38 P.I.F. di cui 26 sono sede di Ufficio veterinario principale e 12 sono sedi dipendenti(vedasi cartina).
Nel 2001 sono state importate 83.210 partite di animali e di prodotti di origine animale (o.a.) da oltre 100 Paesi terzi con un decremento del 1,5% rispetto all’anno precedente.


I prodotti della pesca con 33.692 partite (40,5%) rappresentano il gruppo merceologico più numeroso seguito dagli animali vivi con 17.701 partite (21,3%), dalle carni con 13.022 partite (15,7%), dalle pelli con 8.555 partite (10,3%) ecc.
Tra i prodotti della pesca importati (33.692 partite per un totale di circa 315.517 tonnellate) prevalgono le voci pesci (sono compresi alla voce pesci anche fegati, uova e lattimi di pesce) (17.585 partite), molluschi (8.182 partite) e crostacei (7.250 partite). Il seguente grafico visualizza la ripartizione percentuale per singola voce merceologica.


CONTROLLI SULLE IMPORTAZIONI

Il controllo cartolare e di identità è previsto a carattere sistematico in caso di importazione nell’UE. Pertanto, l’osservazione di valori riferiti a questi controlli inferiori al 100% può essere dovuta a partite introdotte nel territorio comunitario in regimi diversi dall’importazione quali transito diretto, trasbordo, ecc.,
Il controllo fisico/materiale sulle partite introdotte risulta variare tra il 33,2 ed il 100%. Il controllo di laboratorio sulle partite sottoposte a controllo materiale raggiunge un picco massimo del 91,3% sui prodotti di origine animale destinati al consumo umano e del 50% sui prodotti di origine animale non destinati al consumo umano.
La decisione della Commissione n. 94/360/CE del 20/5/1994 che prevede una riduzione dei controlli materiali sui prodotti di origine animale provenienti da Paesi terzi oggetto di armonizzazione comunitaria completa (come carni fresche, carni di pollame, carni di selvaggina allevata o cacciata, prodotti a base di carne, latte e prodotti a base di latte, pelli, lana, ecc.), sembrerebbe avere ancora un’applicazione parziale, nonostante ciò sia già stato evidenziato nelle relazioni relative all’attività P.I.F. del 2000, 1999 e 1998. Ai sensi di tale decisione, infatti, le percentuali di controllo materiale possono variare da un massimo del 50% per alcuni prodotti destinati al consumo umano (carni di pollame, latte, miele, ecc.) fino ad un minimo del 1% per alcuni prodotti non destinati al consumo umano (sperma, lane, setole, ecc.) sempre che ci sia completa armonizzazione del prodotto stesso e che non sussistano motivi speciali di attenzione.
Nel caso di alimenti di origine animale destinati al consumo umano quali ad esempio i prodotti della pesca e molluschi bivalvi, le percentuali elevate di controlli trovano giustificazione nella non completa armonizzazione del settore (decisioni della Commissione 97/296/CE e 97/20/CE).
Quando ritenuto opportuno dai veterinari ispettori, oppure in osservanza di specifiche istruzioni ministeriali o comunitarie, il controllo fisico o materiale viene integrato da un controllo di laboratorio. In totale nel 2001 sono stati effettuati controlli di laboratorio su 3.563 partite. Si deve notare che la media percentuale del controllo di laboratorio su tutte le merci sottoposte a controllo fisico è stata pari al 6,6%, percentuale inferiore a quella riscontrata nel 2000 (6,8%).
Il controllo di laboratorio è avvenuto in media, per le partite di animali vivi importati, sul 9% del totale delle partite controllate, con punte massime del 73,2% sulle partite di pesci ornamentali (controlli sistematici per la ricerca di Salmonella e Vibrio cholerae) e del 35,7% sulle partite di altri uccelli.
Per i prodotti della pesca e dell’acquacoltura, dove il controllo di laboratorio è in media del 10,1% si raggiungono punte del 66,7% su altri invertebrati acquatici destinati al consumo umano. Grazie all’adozione per il 2001 dei nuovi certificati sanitari di cui alla Decisione 2001/67/CE del 23 gennaio 2001 (pubblicata su G.U. C.E. n° L 22 del 24 gennaio 2001) della Commissione, che permettono la distinzione tra prodotti della pesca catturati e prodotti dell’acquacoltura, sarà forse possibile in futuro condurre un monitoraggio sui residui di farmaci più mirato ed efficace.

 

ESITO DEI CONTROLLI/RESPINGIMENTI

A seguito dei controlli veterinari sulle merci provenienti da Paesi terzi, le merci possono essere: importate in libera pratica nell’Unione Europea (UE), introdotte nell’UE sotto controllo doganale, respinte al di fuori del territorio dell'Unione Europea, distrutte o trasformate ai sensi del decreto legislativo 14/12/1992, n°508.
Nel 2001 sono state respinte 331 partite di merci pari allo 0,4% circa delle partite presentate. La percentuale è leggermente superiore a quella riscontrata nel 2000 (0,3%). Si deve quindi registrare una lieve inversione di tendenza rispetto alla progressiva riduzione del numero dei respingimenti iniziata a partire dall’anno 1998.
Esaminando il totale dei respingimenti avvenuti nel 2001, si può constatare che il 45% (pari a 149 respingimenti) è stato effettuato a seguito di controllo documentale, il 17,8% (pari a 59 respingimenti) a seguito di controllo d’identità mentre il restante 37,2% (pari a 123 respingimenti) è conseguente a controllo fisico o materiale. Si tratta di valori analoghi a quelli riscontrati nel 2000.
I respingimenti a seguito di controllo documentale hanno riguardato pressoché tutte le merci oggetto di respingimento, ma hanno avuto una particolare incidenza (32,2%) nel settore dei prodotti della pesca probabilmente per il fatto che tale settore è ancora in via di armonizzazione, per cui le garanzie sanitarie all’origine sono meno affidabili. Difetti documentali (48), certificato non conforme (43) e mancanza di certificato (43) le cause di respingimento più frequenti.
I respingimenti per ragioni di controllo d’identità , invece, riferiti ai prodotti della pesca sono stati 35 sul totale di 59. Irregolarità relative alle etichette (19), mancanza di marchio o timbro regolamentare (14) ed ispezione visiva sfavorevole (10) sono le irregolarità più frequenti.
Anche i respingimenti effettuati a seguito di controllo fisico riguardano soprattutto i prodotti della pesca (87 su 123). Nella maggior parte dei casi il risultato sfavorevole al controllo fisico è stato conseguente ad un esame di laboratorio.
Nella tabella sottostante vengono riportate le positività ai controlli di laboratorio che sono state causa di respingimento. Nella maggior parte dei casi si tratta del riscontro di irregolarità di tipo microbiologico ed in particolare del riscontro di salmonelle e vibrio parahaemolyticus; organo-clorurati, mercurio, istamina le irregolarità di natura chimica

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CONTROLLI DI LABORATORIO

 

CONSIDERAZIONI FINALI

I 38 P.I.F. italiani svolgono, assieme ai 249 P.I.F. localizzati negli altri 14 Paesi membri dell’Unione Europea, un’importante azione di controllo sulle partite di animali e di prodotti di origine animale importate nell’Unione Europea dai Paesi terzi. Si tratta di una fondamentale azione di verifica delle garanzie sanitarie fornite dal paese esportatore per ogni singola partita di merce diretta all'Unione Europea. L’azione di controllo dei P.I.F. è parte rilevante delle garanzie sanitarie, comunitarie (per i prodotti armonizzati) o nazionali (per i prodotti non
armonizzati), relative alle merci oggetto d’importazione dai Paesi terzi, garanzie che sono costituite da un tripode: selezione dei Paesi possibili esportatori (lista dei Paesi terzi), fissazione delle garanzie sanitarie relative all’animale/prodotto (certificato sanitario ed elenco degli stabilimenti autorizzati) e controlli all’importazione.

 

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